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RASS. STAMPA 2005
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RASSEGNA STAMPA ANNO 2005
INDICE
 
fonte
data: 25 ottobre 2005
lettere al comune 5
Riceviamo e pubblichiamo con somma gioia e con ringraziamento all’autore, dr. avv. Domenico Falcigno, già sindaco del Comune di Pietraroja e primo Presidente della Comunità Montana del Titerno, la seguente lettera che rappresenta uno scorcio di vita e di storia della nostra comunità.
cnotizie utili
[Anche da parte del web master  un caloroso ed affettuso saluto al Dott. Falcigno che ricordo con tanto, tanto  affetto]
 
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L’insigne autore, con notazione autografa in calce al suo “Un quadretto di ricordi”, così si  rivolge al dr. Maturo, Sindaco di Cusano:  
“A te, che hai messo le tue giovanili energie di cuore e di mente per una costante crescita civile e morale della bella Cusano, il mio sincero plauso. 
Ti allego un mio modesto scritto “UN QUADRETTO DI RICORDI” rievocante eventi da me vissuti in codesta cittadina bel 70 anni fa.  
Un abbraccio ed un augurio per te e per i tuoi Amministrati”. 
Dev.mo Domenico Falcigno
 
 
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UN RAGAZZO ...  UNA INDUSTRE CITTADINA: CUSANO MUTRI 
 
Il primo incontro con questa meravigliosa e laboriosa cittadina del Sannio l’ebbi nel lontano 1935, quando i miei genitori, a causa della mancanza della V^ classe elementare in Pietraroja, furono costretti a mandarmi a Cusano Mutri per frequentare la predetta classe. 
 
Avevo appena dieci anni e fui amorevolmente accolto in casa del farmacista don Antonio Bello, coniugato con donna Amelia De Toro, i quali, non avendo avuto figli, avevano adottato un nipote di questi, a nome Franco, che, all’epoca, trovavasi in Abissinia quale Uff. farmacista. 
 
Erano i primi giorni di settembre dell’anno 1935 ed io, ragazzino, fui accolto con amore ed affetto, da questi nuovi zii, dalla cameriera Carmela nonché dl cagnolino Lulù, cocco di Donna Amelia. 
 
I primi tempi di vita cusanese, a dire il vero, furono abbastanza tristi perché sentivo la mancanza dei miei genitori, della sorella, dei parenti e dei compagni d’infanzia. Ma l’affetto e le cure dei nuovi sopperivano alla lontananza inculcandomi sentimenti di aggregazione ed adattamento.  
 
La mattina uscivo, assieme a zio Antonio che andava ad aprire la farmacia, ubicata in Piazza Orticelli, per recarmi alla scuola elementare, sita anche in detta Piazza, ex palazzo Montecatini. 
 
All’epoca Cusano aveva due farmacie: quella del Dr. Bello in piazza Orticelli e quella del Dr. Cassella  in prossimità della Chiesa di San Giovanni. 
 
La mia maestra fu donna Nicla De Toro, ottima insegnante anche se a volte un po’ nervosetta. La scolaresca era abbastanza numerosa; ricordo: Gigino Castelli — Ezio Vitelli — Giovanni Venditto — Alfonso Topputo — Ninuccio Simeone — Luigi Ma strillo — Maria Cassella — una bella ragazzina che chiamavano “La Fiorentina”. 
 
Quando era assente la De Toro, veniva sostituita da donna Lucietta, che ricordo con affetto, moglie dell’ imprenditore boschivo Zì Alessandro Civitillo, amico di mio padre. 
 
Vi era inoltre Don Serafino Perfetto altri ancora di cui non ricordo i nomi.  Sempre in piazza Orticelli, allocate in un vasto fabbricato, le suore Pallottine dirigevano una scuola privata e li che frequentava la V^ classe il mio fraterno amico Elio Altieri, nella vita medico dotto, caritatevole e lavoratore instancabile. 
 
Rivedo la bella chiesa parrocchiale, vetusta e ricca, di San Giovanni, della quale, all’epoca, era parroco Don Pietro Morcaldi e sacrista-maestro di cappella Zì Alfredo Barone e feci conoscenza con i  figli di Don Alessandro Cassella; ne conservai l’amicizia anche negli anni maturi come pure quella con Dante, specie quando fu a Napoli, funzionario di banca. 
 
Restavo incantato nell’osservare l’anziano papà di Vito e Michele Puglia, come completava la lavorazione delle scarpe con l’apposizione simmetrica di chiodi “Cindrelle a due e a  quattro botte”. Vedevo l’accorsato negozio di Don Pasquale Amico, il ritorno a casa dal servizio comunale di Zì Antonio Cassella, la cantina Venditto, la macelleria Bernardo, la raccolta chiesetta di San Nicola, la ieratica figura del Sac. De Carlo, col giovane nipote Peppino, l’antico ufficio postale di donna Teresina, i tanti negozi e botteghe e fra tutti la buffetteria-pasticceria di Don Bartolo, che oltre la grande vendita sapeva appagare la nostra grande golosità giovanile col servirci ciambelline, dolcetti e altro ancora dietro sborso di qualche soldino.  
 
Spesso andando da Elio Altieri, passavo a baciare la mano del dotto parroco di San Pietro don Michelangelo De Nigris, che era stato professore di mio zio Sac. Prof. Domenico Falcigno, rimasto solo dopo la morte del fratello avv. Domenico,medaglia d’argento al v.m., che era stato potestà di Pietraroja e amico sincero di mio padre. 
 
Un paio di volte sono stato a salutare, quando veniva a Cusano da Napoli, il mio padrino di battesimo cav. Don Anacleto Cassella, che era stato, all’epoca, Presidente dell’Amministazione Provinciale di Benevento. 
 
Col passare del tempo imparai a conoscere la toponomastica del bel paese ma maggiormente la gente, semplice ed onesta, che vi abitava, arricchendo la mia mente di fatti, di usi e costumi di essa. 
 
Vi era a quei tempi e continua tuttora un favore di opere, varietà di attività commerciali ed artigianali in tutto il territorio: maestri d’ascia — maestri muratori — scalpellini — fabbri/maniscalco — alimentaristi — e tra questi ricordo Antonino Castelli che forniva anche i piccoli commercianti — calzolai — negozianti di biancheria e tessuti ed altri. 
 
Ancora oggi rivedo con la mente, le vecchie nonne che dalle piccole finestre gettavano il fuso per arrotolare la lana o che, sedute al sole, con l’aspo, avvolgevano il filato per farne matasse.  
 
E che dire della grande massa di piccoli coltivatori e coloni che, prima dell’alba si incamminavano a piedi o col proprio asinello e dopo ore di cammino raggiungevano le zone di lavoro: Fontana Paola — Fontana Frecchia — Bocca della Selva e terre finitime — Filette — Calvaruso e terre sul monte Monaco, per le varie attività agricole. Dopo una giornata di duro lavoro rifacevano il lungo, tortuoso cammino di ritorno. 
 
Gente volenterosa, caparbia, eroica! 
 
Ricordo ancora la lunga fila di donne e giovanette che, nel periodo estivo autunnale, a piedi si recavano sulle montagne di Piertraroja a raccogliere fragole, lamponi, more e frutti di sottobosco e riempiti i grossi canestri se li ponevano in testa e lentamente se ne tornavano nelle loro abitazioni site nella varie contrade cusanesi e nel centro abitato. 
 
Quanto trovato faceva parte di vendita o di baratto.     
 
Un’altra tipica attività che mi è rimasta impressa, era quella di vedere scendere da sopra la loc.tà San Rocco, una lunga fila di muli bardati, legati e sentire il passo ferrato e cadenzato di essi: erano i muli di Zì Michelangelo Venditto, guidati dal giovane figlio Alberto, che li portava in montagna per il trasporto delle traverse e legname. Questa era una delle attività predominanti dell’epoca; molto faticosa ma remunerata. 
 
Un altro proprietario di equini era Zì Liberato, che ne aveva parecchi e che la sera stazionavano nella stalla sita sotto l’abitazione di esso, oggi proprietà di Fiore Prece
 
Gente molto semplice, laboriosa ed economa, che aveva ed ha, secondo me, il motto: “LAVORO E PROGRESSO”.  
 
Ho sempre pensato, specialmente nel periodo della maturità, a chi paragonare il CUSANESE per il suo tenace attaccamento al lavoro, per le sue spiccate doti di intraprendenza e capacità, per le sue connaturali attitudini alla parsimonia, per il suo morboso amore al suolo natio: 
NEL SANNIO NON HA EGUALI. 
 
Alla fine del giugno 1936, superato l’esame di V^, ritornai a Pietraroja ed i miei mi iscrissero al Luigi Sodo di Cerreto, frequentando ginn. liceo. 
 
Finiscono qui i miei dolci ricordi dell’anno cusanese, trascorso serenamente fra gente sana, amabile. Grazie, Cusano! 
 
     Pietraroja, 04 Ottobre: giorno di S. Francesco, 2005 
 
Domenico Falcigno 
 
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(le evidenziazioni in rosso sono a cura del web-master) 
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